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Termostufa a pellet: quando ha senso davvero

Aggiornato il 9 Agosto 2026

Termostufa a pellet: quando ha senso davvero

Questo articolo serve se hai già i termosifoni in casa e stai pensando di collegarli a una stufa a pellet invece che alla caldaia. Se devi scaldare una o due stanze, o se l’impianto idraulico non c’è e non hai intenzione di farlo, la termostufa non fa per te: più sotto c’è scritto perché.

Cosa cambia rispetto a una stufa normale

Una stufa a pellet scalda l’aria della stanza in cui si trova. Una termostufa ha in più uno scambiatore acqua-fumi: parte del calore finisce nell’acqua dell’impianto, quindi nei termosifoni di tutta la casa, e in alcuni modelli anche nell’acqua sanitaria.

Sulla scheda tecnica trovi due numeri, da leggere insieme: potenza resa all’ambiente e potenza resa all’acqua. La somma è la potenza totale, ed è quella che finisce in copertina nei cataloghi. Come si divida fra i due cambia da modello a modello: se la scheda non lo distingue, chiedi che te lo distinguano. Una termostufa da 24 kW non scalda il salotto quattro volte meglio di una stufa ad aria da 6 kW: buona parte di quei kW è destinata all’acqua, non alla stanza.

Stufa ad aria Termostufa
Cosa scalda la stanza e quelle aperte su di essa tutta la casa, tramite i corpi scaldanti
Impianto idraulico non serve serve, con circolatore, vaso e sicurezze
Tempo per andare a regime minuti lungo: prima l’acqua, poi la casa

Il collegamento ai termosifoni non è un dettaglio

La termostufa è un generatore di calore a tutti gli effetti e si innesta su un impianto termico. Chi la installa deve occuparsi anche di:

  • circolatore e circuito, dimensionati sui corpi scaldanti che hai davvero;
  • vaso di espansione, valvole di sicurezza e dissipazione del calore residuo, perché un apparecchio a combustibile solido non si spegne di colpo quando lo spegni tu;
  • canna fumaria idonea, con scarico a tetto e sezione adeguata;
  • dichiarazione di conformità ai sensi del DM 37/2008, installazione secondo la norma UNI 10683, libretto di impianto compilato.

Se punti al Conto Termico c’è una voce in più: le Regole Applicative chiedono elementi di regolazione modulanti, tipo valvole termostatiche, su tutti i corpi scaldanti, salvo i casi che elencano loro. Quanto pesi in tutto la parte idraulica dipende da casa tua: nessuno può dirtelo online, ma non è mai una voce trascurabile.

Il puffer: cos’è e quando serve

Il puffer, o accumulo inerziale, è un serbatoio d’acqua coibentato fra la termostufa e i termosifoni: immagazzina il calore in eccesso e lo restituisce dopo. Serve perché una termostufa lavora bene a potenza costante e male a singhiozzo, mentre la richiesta della casa cambia di continuo. Che i cicli di accensione e spegnimento siano il problema da ridurre non è un’opinione di parte: è il motivo per cui il GSE, nelle Regole Applicative, impone l’accumulo alle caldaie a biomassa.

Il volume lo calcola il termotecnico. Il GSE dà un riferimento numerico solo per le caldaie a caricamento automatico in generale — almeno 20 litri per kW — mentre per le caldaie automatiche a pellet chiede un volume «tale da minimizzare i cicli di accensione e spegnimento» senza fissare un litraggio, e per stufe e termocamini non chiede accumulo. Il costo vero, oltre al serbatoio, è lo spazio: centinaia di litri in un locale tecnico. Se non hai dove metterlo, hai già mezza risposta.

Quanto pellet consuma: il conto per esteso

Un chilo di pellet vale circa 4,8 kWh; con un rendimento dell’87% restano 4,8 × 0,87 = 4,18 kWh utili per chilo. Un sacco da 15 kg rende 15 × 4,18 = 62,7 kWh utili. Sono le due assunzioni di calcolo usate su tutto il sito, dichiarate: il tuo apparecchio e il tuo pellet possono stare sopra o sotto.

Una termostufa che dichiara 24 kW di potenza resa totale, al massimo, brucia 24 ÷ 4,18 = 5,7 kg all’ora: un sacco ogni due ore e mezza. Al 40% del carico, condizione più realistica in una giornata normale, si scende a 24 × 0,40 ÷ 4,18 = 2,3 kg l’ora, cioè un sacco ogni sei ore e mezza. I 24 kW sono un esempio, non un modello.

Sulla stagione dipende dal clima del tuo comune. La stima del sito per una stufa ad aria da 8 kW in zona D è di circa 1.800 kg, cioè 1.800 ÷ 975 = poco meno di due bancali. Una termostufa che scalda l’intera casa sta sopra, ma di quanto non lo so dire senza vedere metri quadri e isolamento: qui il metodo per stimarlo e qui i gradi-giorno del tuo comune. Serve comunque più spazio asciutto per la scorta — un bancale sono 65 sacchi, 975 kg, e l’umidità lo rovina.

Sul costo: un prezzo del pellet rilevato dallo Stato non esiste, il MASE pubblica solo benzina, gasolio auto, gasolio da riscaldamento, GPL e olio combustibile. Il solo dato pubblico ricorrente che abbiamo trovato è di AIEL, l’associazione di settore: 7,34 euro a sacco da 15 kg al Sud ad aprile 2026, senza un valore dedicato alla Sardegna. Qui cosa determina davvero il prezzo sull’isola.

In quali case NON conviene

  • Case piccole, o dove scaldi una o due stanze. Paghi apparecchio, impianto e accumulo per portare calore dove non ti serve. Una stufa ad aria ben posizionata costa molto meno e fa lo stesso lavoro meglio.
  • Case senza radiatori. Se l’impianto non c’è, è lui la voce principale della spesa e la termostufa diventa quasi un accessorio.
  • Seconde case e uso saltuario. L’inerzia è alta: due giorni di weekend se ne vanno in buona parte a portare a regime acqua e radiatori. E un impianto pieno d’acqua in una casa vuota d’inverno va protetto dal gelo.
  • Zona climatica B. In Sardegna ci stanno i comuni costieri più miti — Bosa, Tortolì, Carloforte, Sant’Antioco, Palau, Budoni, San Teodoro e altri. Lì la stagione va dal 1° dicembre al 31 marzo, 8 ore al giorno: l’investimento si spalma su poche ore. In zona D ed E, nell’interno, lo stesso impianto lavora molto di più.
  • Se hai il metano e ti interessa la qualità dell’aria. Il pellet brucia legno e produce particolato, il gas praticamente no. Di quanto, non lo scrivo: i fattori di emissione che circolano in rete cambiano valore da una ripresa all’altra e non siamo riusciti a risalire a una tabella pubblica citabile riga per riga. Quello che è nero su bianco è il verso della cosa: per gli apparecchi a combustibile solido esistono le classi a stelle e i limiti di polveri — al Conto Termico una stufa a pellet è ammessa fino a 30 mg/Nm³ di particolato primario, una caldaia a pellet fino a 20 — e per il gas non c’è nulla di equivalente.
  • Se non hai voglia di manutenzione. Per i generatori a combustibile solido da 10 a 100 kW il DPR 74/2013 prevede il controllo di efficienza energetica ogni due anni, contro i quattro degli apparecchi a gas della stessa taglia.

Le regole sarde che decidono cosa puoi comprare

Il DM 186/2017 classifica i generatori a biomassa in classi ambientali da 1 a 5 stelle, e di per sé la certificazione è volontaria. In Sardegna no: la legge regionale 11 gennaio 2019 n. 1, articolo 50, impone almeno 3 stelle per i generatori a biomassa solida installati dal 1° gennaio 2019 e almeno 4 stelle dal 1° gennaio 2020. È un requisito di installazione, non un divieto d’uso per chi ha già l’apparecchio, e la legge regionale non prevede limitazioni stagionali all’accensione come quelle della Pianura Padana; su eventuali ordinanze del tuo Comune conviene sentire il Comune. Un aggiornamento del DM, con l’aggiunta delle classi 6 e 7 stelle, è stato notificato alla Commissione europea il 24 giugno 2026 (notifica TRIS 2026/0314/IT) e non è ancora in vigore.

Il Conto Termico 3.0 sposta i conti, ma solo in un caso

Il Conto Termico 3.0 (DM 7 agosto 2025, in vigore dal 25 dicembre 2025) incentiva la biomassa solo in sostituzione di un impianto esistente a biomassa, carbone, olio combustibile o gasolio: la nuova installazione non è ammessa, salvo aziende agricole e imprese forestali. Serve la classe 4 stelle se sostituisci biomassa, 5 stelle se sostituisci carbone, olio combustibile o gasolio. Il rendimento minimo è oltre l’85% per stufe e termocamini e 87+log(Pn) per le caldaie fino a 500 kW. Il pellet dev’essere certificato UNI EN ISO 17225-2, con classe di qualità e codice identificativo riportati sulla documentazione fiscale: la fattura del pellet diventa parte della pratica.

Quanto vale dipende da come il GSE classifica l’apparecchio, e una termostufa può cadere da una parte o dall’altra. Con 20 kW in zona D (coefficiente di utilizzo hr = 1.400) e coefficiente premiante Ce = 1:

  • come stufa a pellet, rata = 3,35 × ln(Pn) × hr × Ci con Ci 0,040 €/kWht: 3,35 × 2,996 × 1.400 × 0,040 = 562 euro l’anno per 2 annualità, 1.124 euro;
  • come caldaia a biomassa, rata = Pn × hr × Ci con Ci 0,045 €/kWht: 20 × 1.400 × 0,045 = 1.260 euro l’anno per 2 annualità, 2.520 euro.

Più del doppio a parità di potenza. Il Ce, poi, non è sempre 1: per stufe e termocamini a pellet vale 1,2 se il particolato primario certificato sta fra 15 e 20 mg/Nm³ e 1,5 se sta a 15 o sotto, e moltiplica l’intera rata. Prima di contarci sopra fatti dire a quale norma è certificato l’apparecchio — UNI EN 16510:2023 per stufe e termocamini, UNI EN 303-5 classe 5 per le caldaie — e verifica sul Portaltermico del GSE. Il contributo non supera il 65% della spesa ammissibile e obbliga a una manutenzione almeno biennale, su generatore e canna fumaria, per tutta la durata dell’incentivo.

Cosa fare adesso

Prendi la scheda tecnica dell’apparecchio che stai valutando e cerca quattro righe: potenza resa all’acqua, classe ambientale a stelle, norma di certificazione, particolato primario in mg/Nm³. Se una manca o il rivenditore non sa dirtela, hai già l’informazione che ti serviva. Poi guarda dove terresti la scorta: se non ci stanno due bancali, la termostufa te lo farà notare a gennaio.

Se i conti tornano e vuoi sapere quanto costa il pellet consegnato dalle tue parti, compila la richiesta di preventivo: la giriamo alle aziende che servono il tuo comune.

Fonti. Classi a stelle e aggiornamento: DM 186/2017; schema di aggiornamento notificato alla Commissione UE il 24 giugno 2026, notifica TRIS 2026/0314/IT. Obbligo sardo: legge regionale 11 gennaio 2019 n. 1, art. 50. Controlli di efficienza: DPR 74/2013, allegato A. Zone e periodi: DPR 412/1993 e DPR 74/2013 art. 4. Incentivi, formule, coefficienti, limiti di polveri e requisiti di accumulo: Regole Applicative GSE del Conto Termico 3.0, DM 7 agosto 2025. Prezzi: AIEL, rilevazione aprile 2026; assenza di un dato pubblico: MASE – DGSAIE. I 4,8 kWh/kg e l’87% di rendimento sono le assunzioni di calcolo dichiarate e usate su tutto il sito.

Quanto costa il pellet nel tuo comune?

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