Il nemico del pellet è l’umidità: assorbe acqua dall’aria e si sfalda, e il pellet sfaldato produce fini che intasano il braciere e abbassano la resa. Sacchi chiusi, sollevati da terra, in un locale asciutto e ventilato, lontano dai muri esterni freddi.
Dove sì e dove no
- Va bene: un garage asciutto, un ripostiglio ventilato, una legnaia chiusa, purché i sacchi stiano su un bancale o su listelli e non a contatto con il pavimento.
- Non va bene: seminterrati che condensano, locali senza ricambio d’aria, appoggio diretto contro un muro esterno freddo.
- All’aperto sotto un telo: dura poche settimane. La condensa si forma sotto il telo e bagna i sacchi dall’esterno.
Se compri un bancale intero
Lascialo sul suo pallet: è già la soluzione giusta per tenerlo sollevato. Non togliere il film protettivo tutto in una volta, aprilo man mano. Consuma per primi i sacchi degli strati bassi ed esterni, che sono i più esposti. Se il bancale sta in un locale non riscaldato, distanzialo di qualche centimetro dalle pareti per far circolare l’aria. Se non sei sicuro che il bancale faccia per te, qui c’è il confronto.
Come si riconosce un pellet rovinato
- i cilindretti si sbriciolano fra le dita invece di spezzarsi netti;
- sul fondo del sacco c’è molta polvere fine;
- la stufa si sporca più in fretta e il braciere si intasa;
- il sacco è visibilmente gonfio o ha condensa all’interno.
Un sacco che si è bagnato non si recupera facendolo asciugare: il legame fra le particelle si è rotto e il prodotto resta friabile. Bruciarlo comunque significa più cenere, più pulizie e resa inferiore.
Quanto tiene
Conservato bene, in sacchi chiusi e all’asciutto, il pellet non ha una vera scadenza: si compra in estate e si brucia a gennaio senza problemi. È il motivo per cui l’acquisto prestagionale è la leva più efficace sul prezzo — a patto di avere il posto giusto dove metterlo.