Se svuoti il cassetto della cenere molto più spesso di quanto ti aspettavi, se il vetro diventa nero in poche ore o se nel braciere trovi grumi duri da staccare con un attrezzo, qui ci sono le quattro cose da controllare e il modo per distinguerle. Se invece la stufa va in allarme, si spegne da sola o non si accende, il problema è un altro e qui non c’è.
Non esiste una statistica pubblica su quale di queste cause sia la più frequente: chi te la dà, se la sta inventando. L’ordine qui sotto non è un ordine di probabilità, è un ordine di fatica: prima quello che verifichi in due minuti guardando un sacco, per ultimo quello che richiede un tecnico e uno strumento.
Prima: quanta cenere è normale
Il pellet è legno pressato: la parte incombustibile finisce in cenere, sempre. Quanta al massimo lo dice la classe, scritta sul sacco.
La norma UNI EN ISO 17225-2 fissa il tetto delle ceneri: 0,7% per la classe A1, 1,2% per la A2, 2,0% per la B. Tradotto in peso, con un sacco da 15 kg e un bancale da 65 sacchi (975 kg):
| Classe | Ceneri massime | In un sacco da 15 kg | In un bancale da 975 kg |
|---|---|---|---|
| A1 | 0,7% | 105 g | 6,8 kg |
| A2 | 1,2% | 180 g | 11,7 kg |
| B | 2,0% | 300 g | 19,5 kg |
I conti sono questi: 15 × 0,007 = 0,105 kg e 975 × 0,007 = 6,825 kg per la A1; 15 × 0,02 = 0,3 kg e 975 × 0,02 = 19,5 kg per la B. Fra un bancale di A1 e uno di classe B ballano 19,5 − 6,8 = 12,7 kg di cenere. Non è una sfumatura: è quante volte apri lo sportello in una stagione.
Un esempio, con un’ipotesi dichiarata. La capienza del cassetto cambia da apparecchio ad apparecchio: mettiamo che il tuo tenga un chilo di cenere. Con un pellet allo 0,7% lo riempi dopo 1 ÷ 0,007 = 143 kg bruciati, poco meno di dieci sacchi; al 2,0% dopo 1 ÷ 0,02 = 50 kg, poco più di tre sacchi. Stesso apparecchio, quasi tre volte la fatica.
Conta anche quanto bruci. A Pattada, 2.394 gradi-giorno, la stufa lavora molto più che a Carloforte, 744, e il cassetto si riempie prima. Le zone climatiche sarde vanno dalla C alla E, qui c’è quella del tuo comune.
1. La classe del pellet che stai bruciando
È la prima da guardare perché è l’unica che verifichi senza toccare l’apparecchio. Sul sacco deve esserci la classe (A1, A2 o B) e, se il pellet è certificato, il codice ENplus o DINplus stampato sul sacco. Se non c’è né la classe né un codice, non sai che cosa stai bruciando e nessuna regolazione ti salva.
Poi apri il manuale dell’apparecchio e cerca quale classe richiede il costruttore. Bruciarne una più cenerina significa più cenere, più incrostazioni nel braciere e, in caso di guasto, una discussione sulla garanzia.
Attenzione a come si legge il limite: è un tetto, non una misura. Un pellet dichiarato A2 può avere lo 0,6% di ceneri e restare in regola. Per questo due sacchi della stessa classe possono sporcare in modo diverso: la classe dice il peggio che può capitare, non quello che capita.
Il colore invece non è un dato confrontabile: non è dichiarato sul sacco e non compare nella norma. L’unico numero che puoi mettere a confronto fra due offerte è la classe. Le differenze fra le specie stanno in abete o faggio, il confronto completo fra le classi in tipi di pellet.
2. L’aria che entra e i fumi che escono
Vetro che si annerisce in poche ore, depositi scuri e appiccicosi invece che grigi e polverosi, fiamma lunga e pigra invece che corta e vivace: sono i segni che si associano a una combustione con poca aria. Non provano da soli che il problema sia la canna fumaria, ma è lì che conviene guardare prima che nel sacco.
Le cause possibili sono poche e si escludono una alla volta: terminale ostruito da foglie o nidi, tratti orizzontali di troppo, canna sottodimensionata o troppo corta, oppure una stanza così sigillata che l’aria di ricambio non entra. Quest’ultima peggiora quando lavora una cappa o un aspiratore, che mettono la stanza in depressione.
La prova che puoi fare tu, gratis: con la stufa accesa e a regime, socchiudi una finestra di qualche centimetro e guarda la fiamma per un paio di minuti. Se si ravviva e si alza, è un indizio che l’aria manchi. Resta un indizio, non una diagnosi: il tiraggio si misura, e lo misura un tecnico con lo strumento. Se lo chiami, chiedi esplicitamente la misura, non solo la pulizia.
3. Il braciere e la regolazione
Il braciere è forato per far entrare l’aria sotto il pellet. Se i fori si chiudono con la cenere compattata o con una crosta, l’aria non arriva dove serve e i depositi aumentano: da lì in poi la stufa si sporca perché è sporca. Va tolto e pulito ad apparecchio spento e freddo, controllando i fori uno per uno, con la frequenza indicata dal manuale.
Poi c’è la regolazione elettronica. Molti apparecchi hanno parametri per l’aria comburente e per la coclea; se ci siano, quali siano e chi possa cambiarli lo dice il manuale, perché su parecchi modelli sono protetti e li muove solo il tecnico. Se hai cambiato pellet e da quel giorno la stufa si sporca, la taratura di prima può non andare più bene. Cambiarla a caso, senza guardare la fiamma dopo ogni modifica, peggiora le cose.
Ultimo caso: l’apparecchio è troppo potente per la stanza e lavora quasi sempre al minimo. Se la tua stufa non sale quasi mai di potenza, mettilo fra le ipotesi, perché qui non è la pulizia a risolvere: o la usi a potenza più alta per periodi più brevi, o la taglia è sbagliata per quel locale.
4. I fini nel sacco
I fini sono la segatura e i frammenti che si staccano dai cilindretti. La norma ne ammette al massimo l’1%: su un sacco da 15 kg sono 150 g, su un bancale da 975 kg fino a 9,75 kg di polvere. E quel limite riguarda il prodotto controllato all’origine: prima di arrivare al tuo braciere il pellet viene caricato, scaricato e spostato ancora.
I fini bruciano in fretta, volano, si infilano nei fori del braciere e sporcano lo scambiatore. Un pellet con durabilità bassa si sbriciola più facilmente e ne produce di più: la durabilità è proprio la misura di quanto il pellet resiste alla movimentazione senza rompersi, e la norma chiede almeno il 97,5%.
Come lo verifichi: guarda il fondo dell’ultimo sacco del bancale, quello più movimentato. Un velo di polvere è normale, un dito di segatura no. Se il problema torna, guarda il modo in cui compri prima della marca: sacchi sfusi e bancale intero non si comportano allo stesso modo, e un bancale tenuto male fa fini anche se è partito perfetto. Vedi come conservarlo: l’umidità massima ammessa è il 10%, e un sacco lasciato all’aperto la supera.
Quello che di solito non c’entra
- La marca sconosciuta. Conta la classe dichiarata e il codice di certificazione, non quanto è noto il nome.
- Il prezzo basso in sé. Può nascondere una classe più cenerina, e allora il problema è la classe: guarda quella.
- La stagione. A gennaio si sporca di più perché la stufa lavora di più.
La misura che puoi fare in casa
Invece di cambiare marca a tentativi, misura. Serve una bilancia da cucina e cinque minuti.
- Svuota e pulisci il cassetto della cenere e il braciere.
- Annota quanti sacchi bruci da quel momento: dieci sacchi da 15 kg sono 150 kg.
- Alla fine pesa la cenere raccolta. Se sono 900 g su 150 kg, la percentuale è 900 ÷ 150.000 × 100 = 0,6%.
- Confronta con la classe scritta sul sacco.
Tre avvertenze prima di fidarti del numero. Non tutta la cenere finisce nel cassetto: una parte resta nel braciere, nello scambiatore e nel condotto dei fumi, quindi quello che pesi è meno del totale. Il valore della norma si ricava in laboratorio con un metodo normalizzato, il tuo è una stima buona per l’ordine di grandezza, non per contestare un’analisi. E se il risultato è molto sopra il limite della classe dichiarata, le spiegazioni sono più d’una: pellet non bruciato che finisce nel cassetto, combustione con poca aria, oppure un pellet che non rispetta la classe scritta sul sacco. Il numero da solo non ti dice quale, ma ti dice che vale la pena cercare.
Manutenzione: cosa chiede la legge
L’allegato A del DPR 74/2013 chiede il controllo di efficienza energetica ogni 2 anni per gli impianti con generatore di calore a fiamma alimentato a combustibile liquido o solido di potenza termica utile fra 10 e 100 kW. Sotto i 10 kW utili, dove sta buona parte delle stufe domestiche, quella tabella non lo prevede. La pulizia periodica indicata dal manuale resta comunque a carico tuo, e non dipende da nessuna soglia.
Il sistema di accertamenti e ispezioni sugli impianti termici lo organizzano le Regioni e le Province autonome, sempre in base al DPR 74/2013: le regole di dettaglio della tua zona vanno verificate lì.
E al prossimo bancale scrivi la classe che vuoi, non solo il prezzo: nel modulo di richiesta indichi A1, A2 o B e il comune, e rispondono le aziende che servono davvero quella zona. Un’offerta senza classe dichiarata non la puoi confrontare con nessun’altra.
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