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Manutenzione della stufa a pellet: cosa fare e chi decide ogni quanto

Aggiornato il 9 Agosto 2026

Manutenzione della stufa a pellet: cosa fare e chi decide ogni quanto

Serve se hai già una stufa a pellet accesa in casa e vuoi sapere cosa toccare tu, cosa lasciare al tecnico e quali carte devi avere. Non serve se stai ancora scegliendo l’apparecchio.

Chi decide ogni quanto (non questo articolo)

Le frequenze le scrive il tuo libretto. Il regolamento della Città Metropolitana di Cagliari lo mette nero su bianco all’art. 9 comma 2: le operazioni di controllo ed eventuale manutenzione vanno eseguite da soggetti abilitati ai sensi del DM 37/2008, «conformemente alle prescrizioni e con la periodicità contenute nelle istruzioni tecniche per l’uso e la manutenzione rese disponibili dall’installatore dell’impianto». Se quelle istruzioni non ci sono più, valgono quelle del produttore per quello specifico modello (comma 3); se mancano anche quelle, le norme UNI e CEI per il singolo componente (comma 4).

C’è una cosa che quasi nessuno chiede. Installatore e manutentore devono dichiararti per iscritto quali operazioni servono all’impianto e con quale frequenza vanno fatte (art. 9 commi 6 e 7): la dichiarazione ti viene consegnata in cartaceo e si allega al libretto. E a fine lavoro il manutentore deve rilasciarti la dichiarazione di avvenuta manutenzione (comma 8). Se non le hai, chiedile.

Per questo qui sotto trovi le operazioni, non un calendario.

Quello che fai da solo

Il braciere

Il braciere è la vaschetta forata dove brucia il pellet. I fori servono a far passare l’aria di combustione: se si chiudono con cenere e incrostazioni la fiamma peggiora, il vetro si sporca in fretta e la stufa può andare in blocco per mancata accensione. A stufa fredda si estrae, si svuota e si liberano i fori uno per uno con un attrezzo rigido. Il segnale è visivo: fori chiusi, si pulisce prima di riaccendere.

Il cassetto della cenere

Si sfila e si svuota in un contenitore metallico con coperchio, appoggiato su un pavimento non combustibile. Mai in un sacco di plastica, mai nel bidone della carta: nella cenere possono restare braci accese e non si vedono.

Vetro e guarnizione dello sportello

Il vetro si pulisce a stufa fredda. Passa un dito lungo la guarnizione: se è dura, screpolata o schiacciata non tiene più, e si cambia, non si aggiusta. Se il vetro si annerisce di nuovo subito dopo la pulizia, prendine nota e dillo al manutentore insieme a come si comporta la fiamma: la causa può stare nel pellet, nella regolazione o nel tiraggio, e non la stabilisci guardando il vetro.

Vano interno, serbatoio, coclea

Con un aspiracenere — non l’aspirapolvere di casa, che non è fatto per cenere e braci — si toglie la polvere dal vano interno, dal serbatoio e attorno alla coclea, la vite senza fine che porta il pellet dal serbatoio al braciere. Sul fondo del serbatoio si accumulano i fini, la polvere del pellet: la UNI EN ISO 17225-2 ne ammette fino all’1% in massa, ed è polvere che finisce dentro la coclea.

Quanta cenere ti tocca svuotare

Il contenuto di ceneri è un limite fissato dalla norma: massimo 0,7% per la classe A1, 1,2% per la A2, 2,0% per la classe B. Sono percentuali in massa sul pellet secco, quindi il conto è diretto.

Classe Ceneri massime Da un sacco da 15 kg Da un bancale da 975 kg
A1 0,7% 105 g 6,8 kg
A2 1,2% 180 g 11,7 kg
B 2,0% 300 g 19,5 kg

I conti: 15 × 0,007 = 0,105 kg e 975 × 0,007 = 6,825 kg per la A1; 15 × 0,02 = 0,3 kg e 975 × 0,02 = 19,5 kg per la classe B. Fra i due estremi ci sono 12,7 kg di cenere in più per ogni bancale, quasi il triplo. Sono tetti normativi, non medie di mercato: un A1 buono resta sotto il suo limite, e quanto sotto non lo sappiamo. Ma l’ordine di grandezza dice perché con certi sacchi il cassetto si riempie molto più in fretta. Quanti sacchi bruci in una stagione lo trovi in quanto pellet serve; la classe è stampata sul sacco, e come si legge lo spieghiamo nella pagina sulle certificazioni ENplus e DINplus.

Due cause di cenere e incrostazioni in più non dipendono dalla stufa: il pellet tenuto in un locale umido (vedi come conservare il pellet) e le miscele di legni diversi, di cui parliamo nei tipi di pellet.

Quello che non fai da solo

Queste operazioni vogliono la stufa smontata e un tecnico abilitato:

  • pulizia dello scambiatore e di tutto il giro fumi, dove si deposita la fuliggine che ti fa perdere resa;
  • pulizia del ventilatore fumi e del ventilatore ambiente;
  • controllo di guarnizioni, sonde e pressostato;
  • pulizia del canale da fumo e della canna fumaria.

Il periodo in cui l’accensione è consentita finisce il 31 marzo in zona climatica C, il 15 aprile in zona D e in zona E (DPR 74/2013, art. 4 comma 2). In Sardegna ci sono tutte e tre, come mostriamo nelle zone climatiche dell’isola. Da quelle date in poi la stufa è ferma: è la finestra in cui puoi lasciarla al tecnico senza restare al freddo.

Cosa dice la legge

Quando la tua stufa è un “impianto termico”

Stufe, caminetti e apparecchi di riscaldamento localizzato, se fissi, sono assimilati agli impianti termici quando la somma delle potenze nominali del focolare degli apparecchi al servizio della singola unità immobiliare è maggiore o uguale a 5 kW. Restano fuori i caminetti aperti, le cucine economiche, le termocucine e gli apparecchi non installati in modo fisso. Attenzione a non confondere due numeri: i 5 kW sono potenza al focolare, cioè in ingresso; i 10 kW del paragrafo più sotto sono potenza termica utile, cioè resa. Sono scritti tutti e due sulla targa e sulla scheda tecnica: guardali lì, non stimarli.

Il libretto, e in Sardegna il CURITSar

Se la stufa è impianto termico, il responsabile — proprietario o chi occupa l’immobile — custodisce il libretto d’impianto per la climatizzazione nel modello del DM 10 febbraio 2014, insieme al libretto di uso e manutenzione, alla dichiarazione di conformità del DM 37/2008 e ai rapporti di controllo. Il libretto va registrato nel CURITSar, il Catasto Unico Regionale degli Impianti Termici della Sardegna, nato con le linee guida regionali della dGR 58/10 del 2018. Lo stesso regolamento prevede però che, finché il CURITSar non è pienamente operativo, gli adempimenti si facciano trasmettendo gli atti al Soggetto Esecutore: prima di registrarti da solo, chiedi all’autorità competente della tua zona come si fa oggi. In caso di trasferimento dell’immobile a qualsiasi titolo, il libretto aggiornato va consegnato a chi subentra.

Il controllo di efficienza energetica non riguarda tutte le stufe

L’Allegato A del DPR 74/2013 fissa la periodicità del controllo di efficienza energetica solo per gli impianti sopra i 10 kW di potenza termica utile. Per i generatori a fiamma alimentati a combustibile liquido o solido — quindi anche il pellet — la cadenza è di 2 anni fra 10 e 100 kW e di 1 anno da 100 kW in su. Un impianto a gas della stessa taglia si controlla ogni 4 anni: la biomassa è trattata come più esigente, non meno.

Detto in chiaro: una stufa con potenza termica utile sotto i 10 kW non rientra nella periodicità dell’Allegato A, anche se ha il libretto perché al focolare supera i 5 kW. Non vuol dire che non si fa niente: restano dovute la manutenzione secondo il libretto e, dove si applica, la pulizia della canna fumaria del paragrafo seguente. E un regolamento locale può chiedere di più: la soglia dei 10 kW non è un lasciapassare.

Una nota: il D.Lgs. 48/2020 ha disposto l’abrogazione del DPR 74/2013, ma con effetto rinviato all’entrata in vigore di un decreto attuativo che non è ancora stato emanato. Fino ad allora si applica questo testo.

La canna fumaria: almeno ogni due anni

Per gli impianti termici alimentati a biomassa legnosa il regolamento della Città Metropolitana di Cagliari richiede «la pulizia dei sistemi di evacuazione dei fumi con periodicità almeno biennale» (art. 9 comma 5). Quel regolamento si applica ai comuni con meno di 40.000 abitanti del territorio metropolitano — se ti riguarda, qui trovi anche chi consegna pellet in provincia di Cagliari. Se il tuo comune è più grande, o è fuori da quel territorio, questo testo non è il tuo: l’obbligo può esserci lo stesso, perché le linee guida regionali del 2018 sono le stesse per tutta l’isola, ma va verificato con il comune o con l’autorità competente. Non darlo per scontato in nessuna delle due direzioni.

Se non la fai

L’art. 15 del D.Lgs. 192/2005 punisce il responsabile che non provvede alle operazioni di controllo e manutenzione con una sanzione amministrativa non inferiore a 500 e non superiore a 3.000 euro. Il manutentore che non redige e sottoscrive il rapporto di controllo rischia da 1.000 a 6.000 euro. Ma il motivo vero non è la multa: una canna fumaria incrostata è un incendio possibile.

Se hai preso il Conto Termico, la manutenzione è una condizione

Nelle Regole Applicative del Conto Termico 3.0, approvate il 19 dicembre 2025, la sostituzione di un impianto con un generatore a biomassa (intervento III.C) è incentivata a condizione, tra le altre, di «almeno una manutenzione biennale obbligatoria per tutta la durata dell’incentivo», da svolgere sul generatore di calore e sulla canna fumaria, a opera di soggetti con i requisiti dell’art. 15 del D.Lgs. 28/2011. Gli originali dei certificati di manutenzione vanno conservati per tutta la durata dell’incentivo; possono anche essere inseriti nei catasti informatizzati regionali o nel libretto d’impianto. Non è un consiglio: è un requisito, e in fase di controllo lo chiedono.

Cosa fare adesso

Prendi il libretto di uso e manutenzione della tua stufa e cerca la pagina con le frequenze. Poi segna due date: l’ultima pulizia dello scambiatore e l’ultima pulizia della canna fumaria. Se non riesci a scriverle perché non le sai, quella è la risposta: chiama il manutentore prima di riaccendere. E se ti serve il pellet per la stagione nuova, mandaci la richiesta e la giriamo alle aziende che consegnano nel tuo comune.

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