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Conto Termico 3.0 per stufe e caldaie a pellet: cosa copre davvero

Aggiornato il 9 Agosto 2026

Conto Termico 3.0 per stufe e caldaie a pellet: cosa copre davvero

Se stai per sostituire una stufa a legna, un camino o una caldaia a gasolio con un apparecchio a pellet, il Conto Termico 3.0 ti restituisce una parte della spesa. Se invece vuoi mettere una stufa a pellet dove prima non c’era niente, o affiancarla a un impianto che resta al suo posto, non ti spetta: salvo che tu sia un’azienda agricola o un’impresa forestale.

Qui sotto il perché, con la formula ufficiale del GSE e due conti su zone climatiche sarde.

Da quando vale e quanto mette sul piatto

Il Conto Termico 3.0 nasce con il DM 7 agosto 2025 del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 224 del 26 settembre 2025 ed entrato in vigore il 25 dicembre 2025. Le Regole Applicative, il documento che dice davvero come funziona, sono state approvate il 19 dicembre 2025 e pubblicate dal GSE.

La dotazione è di 900 milioni di euro l’anno. Il contributo è in conto capitale e non può eccedere, in nessun caso, il 65% delle spese ammissibili. Per i lavori conclusi entro il 25 dicembre 2025 vale ancora il Conto Termico 2.0 (DM 16 febbraio 2016).

La regola che esclude più richieste: si incentiva solo la sostituzione

Per stufe e caldaie a biomassa (nelle Regole Applicative è l’intervento 2.B, art. 4 comma 2 lettera b) il GSE incentiva solo la sostituzione, parziale o integrale, di un impianto di climatizzazione invernale già esistente alimentato a biomassa, carbone, olio combustibile o gasolio. La nuova installazione è ammessa soltanto per le aziende agricole e le imprese operanti nel settore forestale, che possono anche integrare un impianto esistente ma solo con l’asseverazione di un tecnico abilitato.

In pratica:

  • Vecchia stufa a legna sostituita da una a pellet: rientra.
  • Caldaia a gasolio sostituita da una caldaia a pellet: rientra, ma con requisiti più severi (vedi sotto).
  • Camino aperto sostituito da una stufa a pellet: rientra. Se il nuovo generatore non riutilizza la stessa canna fumaria, quella del camino aperto va chiusa in via definitiva con appositi sistemi permanenti, e la chiusura va fotografata.
  • Casa senza impianto, o con metano o pompa di calore che restano al loro posto: non rientra, salvo aziende agricole e forestali.

Va chiarito prima di firmare un preventivo, non dopo.

Le stelle: in Sardegna la soglia minima c’è già

La classe ambientale richiesta, in attuazione dell’art. 29 del D.Lgs. 199/2021, è la certificazione del DM 7 novembre 2017 n. 186 con:

  • 4 stelle o superiore, se sostituisci un impianto a biomassa;
  • 5 stelle, se sostituisci un impianto a carbone, olio combustibile o gasolio;
  • 5 stelle, per la nuova installazione riservata ad aziende agricole e forestali.

In Sardegna c’è però una norma regionale che vale a prescindere dagli incentivi. La legge regionale 11 gennaio 2019 n. 1, art. 50 impone che i generatori a biomassa installati dal 1° gennaio 2019 rispettino la classe 3 stelle della tabella 1 dell’allegato 1 al DM 186/2017, e quelli installati dal 1° gennaio 2020 la classe 4 stelle. Non è un divieto d’uso per chi ce l’ha già in casa: è un requisito di installazione. Chi oggi sostituisce una stufa a legna con una a pellet si trova quindi esattamente alla soglia minima del Conto Termico, non sopra; chi butta giù una caldaia a gasolio deve salire a 5 stelle, e la norma regionale da sola non basta.

Uno schema di aggiornamento del DM 186/2017, con classi a 6 e 7 stelle, è stato notificato alla Commissione europea il 24 giugno 2026 (notifica 2026/0314/IT). Non è ancora in vigore.

Cosa deve avere l’apparecchio

Stufe e termocamini a pellet

  • Certificazione di un organismo accreditato di conformità alla UNI EN 16510:2023, ovvero alla UNI EN 14785 per i test eseguiti fino al 9 novembre 2025, salvo successive proroghe.
  • Rendimento termico utile maggiore dell’85%.
  • Emissioni non superiori alla tabella 15 del Decreto, certificate da un organismo accreditato con i metodi di misura della tabella 16.

Caldaie a pellet fino a 500 kW

  • UNI EN 303-5 classe 5, certificata da organismo accreditato.
  • Rendimento termico utile non inferiore a 87 + log(Pn).
  • Accumulo termico: per le caldaie automatiche a pellet, un volume tale da garantire la compensazione di carico e minimizzare i cicli di accensione e spegnimento.

Sopra i 500 e fino a 2.000 kW lo schema resta valido ma cambiano le regole di attestazione: serve la dichiarazione del produttore e un laboratorio accreditato EN ISO/IEC 17025.

Limiti di emissione per l’ammissione (tabella 15)

Apparecchio Polveri (mg/Nm³) CO (g/Nm³)
Stufe e termocamini a pellet 30 0,36
Caldaie a pellet 20 0,25
Stufe e termocamini a legna 40 1,50
Caldaie a biomassa solida escluso il pellet 30 0,36

Valori riferiti al 13% di ossigeno. Sono soglie di ammissione, ma starci parecchio sotto alza anche l’importo.

Quanto vale: la formula, non la promessa

Il GSE calcola una rata annua. Le formule sono due:

  • Stufe e termocamini a pellet o legna: Ia = 3,35 × ln(Pn) × hr × Ci × Ce
  • Caldaie a biomassa: Ia = Pn × hr × Ci × Ce

L’incentivo totale è la somma di 2 annualità per i generatori fino a 35 kW e di 5 annualità oltre i 35 kW. Attenzione però: le annualità servono a calcolare l’importo, non necessariamente a scadenzare il pagamento. Il GSE eroga in un’unica rata gli incentivi fino a 15.000 euro, e paga in rate annuali costanti solo sopra quella soglia. Per una stufa o una caldaia domestica si resta quasi sempre sotto.

hr è il coefficiente di utilizzo legato alla zona climatica: A 600, B 850, C 1.100, D 1.400, E 1.700, F 1.800. La Sardegna sta fra C ed E, cioè fra 1.100 e 1.700 ore, e questo da solo cambia l’incentivo di oltre il 50% fra un comune e l’altro: qui c’è la zona climatica comune per comune.

Ci è il coefficiente di valorizzazione dell’energia: 0,040 €/kWht per stufe e termocamini a pellet o legna; per le caldaie a biomassa 0,045 €/kWht fino a 35 kW, 0,020 fra 35 e 500 kW, 0,018 sopra i 500 kW.

Ce premia chi emette meno polveri. Stufe e termocamini a pellet: 1 con emissioni fra 20 e 30 mg/Nm³, 1,2 fra 15 e 20, 1,5 a 15 o meno. Caldaie a pellet: 1 fra 15 e 20, 1,2 fra 10 e 15, 1,5 a 10 o meno.

Esempio 1: stufa a pellet da 10 kW in zona climatica D

3,35 × ln(10) = 7,7137. Poi 7,7137 × 1.400 ore = 10.799,12 kWht. Poi 10.799,12 × 0,040 €/kWht × 1 = 431,96 € all’anno, per 2 annualità 863,93 €.

Se la stessa stufa dichiara polveri pari o inferiori a 15 mg/Nm³, Ce diventa 1,5: 431,96 × 1,5 = 647,95 € l’anno, cioè 1.295,89 € in totale. Sono 431,96 € in più solo per aver scelto un modello più pulito.

La stessa stufa in zona C vale 339,40 € l’anno (678,80 € in totale), in zona E 524,53 € l’anno (1.049,06 €).

Esempio 2: caldaia a pellet da 25 kW in zona climatica D

25 × 1.400 × 0,045 × 1 = 1.575 € all’anno, per 2 annualità = 3.150 €. Ma attenzione al tetto: se le spese ammissibili sono 4.500 €, il massimo erogabile è 2.925 € e l’importo viene tagliato lì. Il 65% è un limite vero e la formula lo supera facilmente.

Le spese ammissibili non sono la fattura intera: sono smontaggio e dismissione del vecchio impianto, fornitura e posa delle apparecchiature, opere idrauliche e murarie necessarie alla sostituzione, interventi su distribuzione, regolazione ed emissione, prestazioni professionali. Rientrano l’IVA quando è un costo e il trasporto, perché fa parte della fornitura.

Il pellet che bruci fa parte dei requisiti

Questa è la parte che quasi nessuno racconta al momento della vendita. Il pellet deve essere certificato conforme alla UNI EN ISO 17225-2 da un organismo di certificazione accreditato, e la documentazione fiscale deve riportare l’evidenza della classe di qualità e il codice identificativo rilasciato al produttore o al distributore. Non basta un sacco con una scritta sopra: serve che il dato compaia sulla fattura o sullo scontrino. Le schede più diffuse sono ENplus e DINplus, ma il decreto parla di certificazione accreditata, non di un marchio specifico: come si legge quel codice.

Per le caldaie c’è un vincolo in più: si può usare solo pellet della classe di qualità per cui la caldaia è stata certificata, o di classe migliore. Se la tua è omologata per A1, l’A2 non va bene: la differenza fra le classi.

Le fatture del combustibile vanno intestate al beneficiario e devono attestare un consumo congruo con la producibilità attesa del generatore nella zona climatica in cui è installato. Tradotto: se compri molto meno pellet di quanto quella stufa dovrebbe consumare in quel comune, il GSE se ne accorge. Conviene comprare a fattura e tenerlo asciutto, perché il pellet bagnato lo ricompri.

Gli obblighi che restano dopo l’installazione

Per tutta la durata dell’incentivo serve almeno una manutenzione biennale, sul generatore e sulla canna fumaria, eseguita da soggetti con i requisiti professionali dell’art. 15 del D.Lgs. 28/2011. Gli originali dei certificati di manutenzione vanno conservati; il resto della documentazione va tenuto per tutta la durata dell’incentivo e per i 5 anni successivi all’erogazione dell’ultima rata.

Non è un’imposizione in più rispetto alla legge ordinaria: il DPR 74/2013 impone già il controllo di efficienza energetica ogni 2 anni sui generatori a combustibile liquido o solido da 10 a 100 kW, contro i 4 anni del gas.

Come si presenta la domanda, e cosa non possiamo dirti

Le domande si presentano online sul Portaltermico del GSE. Servono la documentazione tecnica dell’apparecchio, le fatture, la certificazione ambientale a stelle (richiesta per interventi con incentivo di qualsiasi importo), la dichiarazione di conformità, il libretto di impianto, il certificato di corretto smaltimento del vecchio generatore e una documentazione fotografica di almeno 8 foto: targhe dei generatori sostituiti e installati, locale prima e dopo, valvole termostatiche, accumulo. Se hai chiuso un camino aperto, va aggiunta la foto della canna fumaria sigillata. Sopra i 3.500 € di incentivo serve anche la certificazione del produttore sui requisiti minimi.

Sui tempi di istruttoria e di pagamento qui non trovi numeri: non li abbiamo verificati su un documento ufficiale e non li inventiamo. Sulla cumulabilità con altre agevolazioni vale l’art. 12 del Decreto, che va letto prima di firmare. Se un installatore ti garantisce a voce una data per il bonifico, chiedigli dove sta scritto.

Da dove partire

Prendi la zona climatica del tuo comune, rifai la moltiplicazione qui sopra e vedi se la differenza giustifica un apparecchio con polveri sotto i 15 mg/Nm³. Poi chiedi al rivenditore la scheda con classe a stelle, rendimento e valore di emissione dichiarato: senza quei tre numeri la domanda al GSE non parte.

Installata la stufa, il combustibile è la spesa che torna ogni anno, e ora sai che ti serve certificato e fatturato. Dicci comune e quantità e giriamo la richiesta ai fornitori che servono quella zona, così confronti più preventivi invece di uno; se prima vuoi un’idea degli ordini di grandezza, qui c’è cosa muove il prezzo del pellet in Sardegna.

Quanto costa il pellet nel tuo comune?

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