Sul libretto della stufa a pellet, o sulla scheda tecnica di quella che stai per comprare, puo’ esserci scritto “4 stelle”. Quel numero viene da un decreto, e in Sardegna ha conseguenze pratiche.
Ci sono due norme diverse che vengono confuse: un decreto nazionale del 2017 che assegna le stelle, e una legge regionale sarda del 2019 che ne impone un minimo a chi installa. Qui trovi cosa dicono, con i numeri esatti, e cosa non dicono.
Le stelle sono un decreto, non un marchio commerciale
La classificazione a stelle nasce dal Decreto del Ministero dell’ambiente 7 novembre 2017 n. 186, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 294 del 18 dicembre 2017. Non e’ un’etichetta dei produttori: e’ una certificazione ambientale rilasciata da un organismo notificato, che assegna all’apparecchio una classe di qualita’ da 1 a 5 stelle.
Il decreto copre camini chiusi e inserti a legna, caminetti aperti, stufe a legna, stufe ad accumulo, cucine a legna, caldaie fino a 500 kW e — quello che interessa qui — stufe, inserti e cucine a pellet, comprese le termostufe.
C’e’ un dettaglio che cambia il senso di tutto il resto: chiedere la certificazione e’ volontario. L’articolo 1 dice che “i produttori che intendono richiedere la certificazione ambientale osservano le disposizioni del presente regolamento”. Nessuno obbliga un costruttore a farsi certificare. Le stelle diventano obbligatorie solo quando una norma esterna — una legge regionale, un piano della qualita’ dell’aria, un incentivo statale — le pretende. Ed e’ quello che e’ successo in Sardegna.
Cosa viene misurato
La classe si assegna su cinque parametri, misurati in laboratorio secondo le norme di prova UNI indicate nell’allegato 2:
- PP — particolato primario, cioe’ le polveri, in mg/Nm³
- COT — carbonio organico totale, in mg/Nm³
- NOx — ossidi di azoto, in mg/Nm³
- CO — monossido di carbonio, in mg/Nm³
- η — il rendimento, in percentuale
Tutti i valori si riferiscono al gas secco in condizioni normali (273 K e 1013 mbar) con ossigeno residuo al 13%. E’ una precisazione tecnica ma serve: due numeri riferiti a percentuali di ossigeno diverse non sono confrontabili.
I numeri, riga per riga
Questa e’ la tabella 1 dell’allegato 1 del decreto, limitata alla riga “stufe, inserti e cucine a pellet — termostufe”.
| Classe | PP (mg/Nm³) | COT (mg/Nm³) | NOx (mg/Nm³) | CO (mg/Nm³) | η (%) |
|---|---|---|---|---|---|
| 5 stelle | 15 | 10 | 100 | 250 | 88 |
| 4 stelle | 20 | 35 | 160 | 250 | 87 |
| 3 stelle | 30 | 50 | 200 | 364 | 85 |
| 2 stelle | 50 | 80 | 200 | 500 | 85 |
La classe 1 stella non ha una riga propria: il decreto dice che i prodotti con prestazioni inferiori alla classe 2 stelle sono classificati 1 stella.
Il salto vero e’ sulle polveri. Da 2 a 5 stelle si passa da 50 a 15 mg/Nm³: 35 mg/Nm³ in meno, cioe’ il 70% in meno. Da 3 a 5 stelle si dimezza (30 → 15). Da 4 a 5 il guadagno e’ piu’ contenuto: 20 → 15, il 25% in meno.
Sul rendimento invece la differenza e’ piccola: tre punti fra 3 stelle (85%) e 5 stelle (88%). Se compri 5 stelle sperando di consumare molto meno pellet, resterai deluso: le stelle premiano soprattutto l’aria che esce dalla canna fumaria, non la bolletta. Per i consumi conta molto di piu’ quanto e’ isolata la casa e come regoli la stufa: su questo abbiamo fatto i conti in quanto pellet serve in una stagione.
Le caldaie hanno numeri piu’ severi
Stessa tabella, riga “caldaie (alimentazione a pellet o cippato)”: 5 stelle richiede PP 10, COT 5, NOx 120, CO 25, rendimento 92%; 4 stelle PP 15, COT 10, NOx 130, CO 100, rendimento 91%; 3 stelle PP 20, COT 15, NOx 145, CO 250, rendimento 90%. Una caldaia a pellet 3 stelle sta sulle polveri allo stesso limite di una stufa a pellet 4 stelle: 20 mg/Nm³. Non confrontare la classe di una stufa con quella di una caldaia, sono scale diverse.
Le stelle sono dell’apparecchio, non del tuo camino
La misura si fa in laboratorio, con combustibile di prova e condizioni controllate. A casa tua entrano in gioco anche cosa bruci e come tieni l’impianto, che in laboratorio sono fissati. Vale la pena leggere come funzionano ENplus e DINplus e come conservare i sacchi all’asciutto: sono i due fattori su cui hai davvero controllo. E se ti stai chiedendo se conviene un pellet di conifera o di latifoglia, ne parliamo in tipi di pellet.
In Sardegna c’e’ un obbligo, ed e’ poco conosciuto
La legge regionale 11 gennaio 2019 n. 1 (legge di semplificazione 2018), all’articolo 50 “Impianti termici”, stabilisce che i generatori di calore alimentati a biomasse combustibili solide rispettano i valori minimi di rendimento e di emissione corrispondenti:
- alla classe 3 stelle del DM 186/2017 se installati dal 1° gennaio 2019;
- alla classe 4 stelle se installati dal 1° gennaio 2020.
Tradotto: se oggi installi una stufa a pellet in Sardegna, deve stare almeno dentro i valori della classe 4 stelle. Nota come e’ scritta la norma: parla dei valori di emissione e rendimento, non del possesso del certificato. In pratica pero’ il certificato e’ il modo normale di dimostrarli, ed e’ quello che ti conviene farti dare. L’obbligo non dipende dal comune: vale su tutto il territorio regionale.
Adesso la parte che viene raccontata male. Quella norma riguarda l’installazione, non l’uso. Non impone di rottamare la stufa che hai gia’ in casa, non vieta di accenderla, non fissa classi minime per gli apparecchi installati prima del 2019.
Sul resto siamo piu’ cauti, perche’ e’ una cosa che non si puo’ dimostrare per intero: nella legge regionale non c’e’ nessun divieto stagionale di accensione dei generatori a biomassa sotto una certa classe, del tipo di quelli in vigore in alcune zone della Pianura Padana. Non abbiamo verificato uno per uno i regolamenti di tutti i comuni sardi, quindi non possiamo escludere ordinanze locali. Se un venditore ti dice che la tua stufa “non si potra’ piu’ accendere”, chiedigli il riferimento normativo preciso.
Il decreto nazionale, va detto, lascia la porta aperta: l’articolo 290 comma 4 del D.Lgs. 152/2006, la norma che ha generato il decreto, prevede che i piani di qualita’ dell’aria possano imporre limiti e divieti all’utilizzo di generatori non certificati o di classe inferiore. In Sardegna oggi non e’ stato fatto. Domani potrebbe cambiare, e la classe che compri adesso resta quella per tutta la vita dell’apparecchio.
Le stelle contano anche per i soldi
Il Conto Termico 3.0 (DM 7 agosto 2025, in vigore dal 25 dicembre 2025, Regole Applicative GSE approvate il 19 dicembre 2025) usa le stelle come requisito di accesso: servono 4 stelle o superiore se sostituisci un impianto a biomassa, 5 stelle se sostituisci un impianto a carbone, olio combustibile o gasolio. Servono anche rendimento termico utile maggiore dell’85% e pellet certificato UNI EN ISO 17225-2.
C’e’ un vincolo a monte che conviene leggere prima di tutto il resto: si incentiva la sostituzione di un impianto esistente. La prima installazione in una casa che non aveva riscaldamento a biomassa, carbone, olio o gasolio non e’ ammessa, salvo aziende agricole e imprese forestali, alle quali in quel caso servono 5 stelle.
Il calcolo per stufe e termocamini a pellet e’ questo:
Rata annua = 3,35 × ln(Pn) × hr × Ci × Ce
Pn e’ la potenza in kW. hr e’ un coefficiente di zona climatica: in Sardegna servono B 850, C 1.100, D 1.400 ed E 1.700, perche’ sull’isola ci sono comuni in tutte e quattro. Ci vale 0,040 €/kWht per le stufe a pellet. Ce e’ un premio sulle polveri: 1 se il particolato certificato sta sopra 20 e fino a 30 mg/Nm³, 1,2 se sta sopra 15 e fino a 20, 1,5 se e’ 15 o meno. Le rate sono 2 per generatori fino a 35 kW.
Esempio con una stufa da 10 kW a Nuoro, che e’ zona climatica D:
- 3,35 × ln(10) = 7,714
- 7,714 × 1.400 × 0,040 = 431,96 € l’anno prima del premio
- con Ce 1,2: 518,36 € l’anno → per 2 annualita’ 1.037 €
- con Ce 1,5: 647,95 € l’anno → per 2 annualita’ 1.296 €
Fra i due casi ballano 259 euro. Una stufa 5 stelle sta per definizione a 15 mg/Nm³ o sotto, quindi prende sempre 1,5. Una 4 stelle garantisce solo di stare a 20 o sotto: prende almeno 1,2, e arriva a 1,5 se il valore misurato scende a 15 o meno. Dipende dal numero certificato, non dalla stellina: fatti dare il numero.
Un tetto che ridimensiona tutto: per un privato l’incentivo non puo’ eccedere il 65% delle spese ammissibili. Se stufa, posa e IVA costassero 1.600 euro, il massimo sarebbe 1.040 euro, e i 1.296 dell’esempio si fermerebbero li’. Quel 1.600 e’ un numero messo per far vedere come funziona il tetto, non un prezzo di mercato. La zona climatica cambia parecchio il risultato: qui trovi zona e gradi-giorno del tuo comune.
Ultimo obbligo, spesso dimenticato: il Conto Termico impone almeno una manutenzione biennale su generatore e canna fumaria per tutta la durata dell’incentivo, con gli originali dei certificati da conservare. A prescindere dagli incentivi, il DPR 74/2013 prevede il controllo di efficienza energetica ogni 2 anni per i generatori a combustibile solido di potenza superiore a 10 kW e inferiore a 100 kW. Sotto i 10 kW, dove sta buona parte delle stufe domestiche, quel controllo periodico non scatta.
Sta per cambiare la scala
Il 24 giugno 2026 l’Italia ha notificato alla Commissione europea uno schema di regolamento che aggiorna il DM 186/2017 (notifica 2026/0314/IT, fine del periodo di standstill 25 settembre 2026). Introduce una classe 6 stelle per caldaie e stufe, con l’eccezione dei caminetti aperti, e una classe 7 stelle per le sole caldaie.
Non e’ ancora in vigore. Un apparecchio venduto oggi come “6 stelle” non ha nessuna certificazione di questo tipo, perche’ la classe non esiste ancora nell’ordinamento.
Da fare adesso
Prendi il libretto di installazione, uso e manutenzione della stufa che hai in casa. Il decreto obbliga il produttore che ha ottenuto la certificazione a scriverci dentro la classe di appartenenza: se la trovi, sai a che punto sei. Se non c’e’, non vuol dire per forza che l’apparecchio non sia certificato: per i modelli gia’ sul mercato al momento del rilascio, il decreto consente di dare l’informazione per altri canali, per esempio il sito del produttore. Se il dubbio resta e l’apparecchio e’ stato installato dal 2020 in poi, chiedi al rivenditore la certificazione ambientale con il valore di PP: e’ il documento che serve sia per la legge regionale sia per il Conto Termico.
Poi, quando devi fare il pieno per l’inverno, manda la richiesta con il tuo comune e la quantita’: la giriamo alle aziende che consegnano in quella zona e ti rispondono loro con il prezzo. Se sei in provincia di Nuoro, dove 50 comuni su 74 stanno in zona climatica D o E e gli altri 24 in B o C, parti da la pagina della provincia di Nuoro.
Quanto costa il pellet nel tuo comune?
Una richiesta sola: rispondono le aziende che consegnano davvero nel tuo comune, ognuna con il suo prezzo.
Chiedi i preventiviPrima di chiedere
Vendi pellet?
Se servi questa zona puoi ricevere le richieste del territorio che dichiari di coprire.
Proponi la tua azienda